L'energia dei fiori e la dottrina delle signature
- Autore/autrice
- Ambrosin Elena
- Anno
- 2006
- Numero
- 1017
Abstract
Il fiore è sempre stato mezzo di comunicazione e unione con la Divinità. In tutte le tradizioni religiose, infatti, si intrecciano l’iconografia floreale e quella sacra, indicando una via istintiva di entrare in contatto con il Divino e con il proprio Sé Superiore.
Le proprietà medicinali e riequilibranti dei fiori sono state ampiamente utilizzate in fitoterapia, in omeopatia, in aromaterapia. Negli anni ’30, infine, il dott. Edward Bach sviluppa il concetto che l’esperienza esteriore è puro specchio del disagio interiore dell’essere umano e sceglie le essenze ricavate dai fiori tramite solarizzazione o cottura come strumenti di riequilibrio tra Corpo Emozionale, Corpo Mentale e Sé Superiore: nasce la floriterapia.
La fioritura è la porta della trasformazione che contiene in sé il seme, simbolo di continuità, ed è manifestazione esteriore del fuoco interiore della pianta. Il fiore, ponte tra Cielo e Terra, parla al singolo essere umano attraverso modelli archetipici che rispecchiano in equilibrio alchemico punti di forza e di debolezza della persona e la aiuta a prendere coscienza dei propri schemi negativi.
Il modello archetipico del fiore e della relativa pianta è espresso dalla “segnatura”, un approccio antichissimo al regno vegetale che si basa sul concetto di analogia tra “segno”, come lo chiamava Paracelso, o “gesto”, come lo definiva Ghoete, della pianta e carattere dell’essere umano che va a curare e riequilibrare. Questo approccio, largamente utilizzato nella medicina del XVI secolo, parte dall’osservazione dell’aspetto materiale della pianta nello spazio-tempo.
In floriterapia il modello analogico, ampiamente sviluppato da Giovan Battista Della Porta alla fine del XVI secolo, va affiancato a una lettura simbolica e archetipica del fiore stesso, da cui si ricavano una visione della pianta funzionale, ovvero il gesto della pianta, evolutiva, cioè la forma adattata all’ambiente, e simbolica, quindi le energie vibrazionali più sottili che riequilibrano i Corpi Sottili dell’uomo.
Il simbolo portato dal fiore si percepisce attraverso le cosiddette “dodici finestre”: l’inquadramento botanico, la forma, il colore, il gusto, la consistenza, il profumo del fiore, il gesto della pianta visto nello spazio e nel tempo, l’habitat in cui cresce, la relazione con i Quattro Elementi e gli altri Regni della Natura, l’eventuale utilizzo erboristico, i processi biochimici che lo caratterizzano e, infine, i significati rituali e spirituali della Tradizione Popolare. Questo processo, che di fatto è una forma di psicometria floreale, serve a creare un quadro interiore del fiore e a comprendere l’essenza della sua anima. Rappresenta un metodo scientifico con cui il floriterapeuta coglie l’archetipo delle essenze per usarle in modo appropriato ed è un mezzo con cui sapersi orientare nel proliferare di paradigmi floreali a cui si sta assistendo negli ultimi decenni.
Utilizzando le finestre della percezione in questa tesi ho analizzato le orchidee del paradigma del Bush Australiano, Red Helmet Orchid, Yellow Cowslip Orchid e Green Spider Orchid. Ne sono emersi il tema comune a tutte le orchidacee, legato all’armonia, al collegamento col proprio Sé Superiore, alla spinta verso l’evoluzione, ma anche le singole peculiarità e gli archetipi specifici, con cui ognuna di queste essenze parla specificatamente all’anima.
Ne risulta una visione sistematica, un primo tentativo di esplicitare il rapporto tra “segno” del fiore e proprietà vibrazionali dell’essenza corrispondente.
INTRODUZIONE
Sin dall’antichità, i fiori sono stati utilizzati per comunicare non solo con le altre persone, ma anche e soprattutto con la Divinità. Dalle civiltà antiche alle tradizioni orientali, dove l’iconografia sacra si intreccia con quella floreale, dai rituali dei sacerdoti pagani, dove si offrivano fiori agli dei, alla tradizione britannica precristiana e cristiana, in cui diventano simbolo di virtù del santo, i fiori si caricano di messaggi simbolici e li trasmettono a chi li contempla, andando a interagire con l’aspetto emozionale delle persone. Ancora oggi in tutte le tradizioni religiose i fiori sono parte integrante delle cerimonie che segnano il cammino spirituale di una persona, dal sacerdozio, al matrimonio, ai riti funebri. Osservare un fiore, annusarne il profumo, ma anche sceglierlo o raccoglierlo è, quindi, una via istintiva per entrare in contatto con il Divino e per cercare di comunicare con il nostro Sé Superiore.
Non stupisce che i fiori siano usati da sempre anche per le loro proprietà medicinali: la loro azione riequilibrante, non solo a livello animico-emozionale , ma anche a livello fisico, è impiegata in svariate discipline come l’aromaterapia, l’omeopatia, la fitoterapia. È un sistema utilizzabile come sostitutivo o integratore di farmaci particolarmente aggressivi, grazie a meccanismi che rispettano l’ecologia della persona, come riconosciuto anche nella moderna erboristeria.
Con gli studi pionieristici del dott. Edward Bach (1886- 1936) e la nascita della floriterapia, infine, i fiori, sottoposti a solarizzazione o cottura per ricavarne le essenze, diventano uno strumento di riequilibrio olistico che lavora sulle emozioni e sulla psiche della persona: secondo il dott. Bach, infatti, lo squilibrio psico-emozionale ha un effetto destabilizzante anche sul piano fisico e può portare alla malattia.
Il fiore rispecchia, in un equilibrio alchemico, punti di forza e di debolezza della persona che lo sceglie, e la aiuta a prendere coscienza degli schemi negativi, mentali ed emozionali, all’origine della sua disarmonia e dei suoi blocchi. È, quindi, uno strumento evolutivo di crescita personale che si basa su principi archetipici, e va inteso oltre la visione cartesiana, riconoscendone la potenzialità olistica e integrata.
In quest’ottica è fondamentale conoscere il fiore anche nel suo aspetto materiale, rappresentazione simbolica di virtù e limiti della persona che lo sceglie, tale da diventarne conseguentemente mezzo di riequilibrio.
L’osservazione di una pianta è basilare per comprendere i messaggi che porta: colore, forma, consistenza, profumo, habitat sono i mezzi con cui si estrinsecano simbolicamente le sue proprietà terapeutiche. E’ nella forma fisica e nel modo con cui cresce e si modifica che possiamo cogliere quello che Paracelso chiamava “segno” e Ghoete “gesto” della pianta e che noi oggi potremmo definire “carattere”, ovvero il suo linguaggio archetipico.
Affrontare il fiore come essere fisico è il primo passo per creare un suo quadro interiore e cominciare a comprendere l’essenza della sua anima. Questo non solo è importante per poter usare saggiamente le essenze, ma è soprattutto una necessità di accuratezza e verità pratica e morale, dal momento che negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un proliferare di nuove essenze floreali, dove non è raro veder attribuire alla stessa essenza proprietà differenti.
Benché coscienti che l’attuale paradigma scientifico non è adatto a comprendere e indagare queste pratiche olistiche, nella misura in cui è andato sempre più separandosi dalla piena dimensionalità del processo vitale, dobbiamo tener presente che solo attraverso un metodo scientifico, cioè la ricerca di modelli di verità nello studio della Natura, si potrà comunque imparare a distinguere tra vero intuito, sentimento soggettivo, proiezioni psichiche o sentimentali. Questo nuovo approccio deve riappropriarsi del profondo rapporto che esiste tra uomo e Natura e delle dimensioni di vita eteriche e animica, ed è lo spirito che sta alimentando società di ricerca quali la Flower Essence Society.
La mia tesi vuole essere un primo passo verso questo metodo scientifico, e si propone di dare una visione sistematica e di esplicitare il rapporto esistente tra “segno” del fiore e le proprietà vibrazionali riequilibranti dell’essenza corrispondente.
Fonti
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