Istituto Rudy Lanza - Alta formazione in Naturopatia

Istituto Rudy Lanza - Catalogo bibliografico delle tesi

Gli abstracts delle tesi in Naturopatia elaborate presso l'Istituto Rudy Lanza

Terapia viscerale

Autore/autrice
Costa Marilena
Anno
2002
Numero
566

Abstract

Jean Pierre Barral, diplomatosi all’European School of Osteopathy di Maidstone, Inghilterra, sviluppa la sua attenzione per la manipolazione viscerale da studente, per farlo diventare un punto focale della sua attività degli ultimi scorsi venti anni. Ora è un noto e rispettato professionista e insegnante ed ha contribuito alla formazione di numerosi manuali d’osteopatia in Francia. La stessa visione strutturale applicata per l’osteopatia nella comprensione dei meccanismi dei movimenti nel sistema muscolo-scheletrico, può essere applicata anche al viscerale.

Tanto da potere affermare che la relazione tra la struttura e la funzione degli organi interni è forte e determinante, quanto quella tra i costituenti del sistema muscolo scheletrico.

Di conseguenza la manipolazione viscerale può essere utilizzata per trattare la disfunzione dell’organo interno, senza lavorare direttamente sull’organo ma sulla fascia che lo attornia

A questo fine J.P.Barral ha sviluppato, attraverso l’utilizzo della radiologia, l’ultrasuono e anche l’autopsia, una tecnica definita “ manipolazione viscerale”. Dal quale emerge il termine di “mobilità” quale moto passivo delle viscere, in risposta ai movimenti diaframmatici e al termine “motilità” che indica il moto inerente ai visceri. Questo per indicare come i movimenti dei visceri della cavità addominale abbiano un moto indipendente uno dall’altro, legato alle membrane sierose, quali la fascia, i legamenti, che li avvolgono e fanno da contenimento e da scorrimento.

La FASCIA è una struttura di contenimento presente in tutto il corpo, costituita da lamine di tessuto fibroso a fibre incrociate che avvolgono la massa muscolare. All’interno di essa scorrono molti vasi sanguigni, e quando lo scorrimento diminuisce si viene a creare tensione e quindi l’organo, lentamente, perde la sua funzionalità.

La motilità viscerale è percepibile al tatto e richiede una buona sensibilità nell’ascolto.

Nello studio dell’embriogenesi si era notato di come gli organi si spostassero, ad esempio lo stomaco ruota verso destra trasversalmente e frontalmente in senso orario: pertanto la motilità viscerale si crea attorno ad un punto di equilibrio tra il punto finale del movimento embriologico e il punto di ritorno.

Segue un ciclo a due fasi in cui gli organi si muovono allontanandosi e avvicinandosi alla linea mediana del corpo, definite “espiro - expir verso la linea mediana” ed “inspiro - inspir” - verso la posizione finale, termini che coincidono con la fase di flessione e di estensione del cranio - sacrale, poiché si pensa vi sia una relazione tra a motilità viscerale e il ritmo cranio sacrale. Un’altra somiglianza è che l’inspiro è relativamente più attivo dell’espir.

Paradossalmente è come se le cellule dei nostri organi ricordassero la strada che hanno percorso nella vita embrionale, dalla linea mediana alla posizione Finale, e la motilità non è nient’altro che la memoria della strada percorsa.

Il problema ai visceri nasce quando si creano delle fissazioni., perciò l’organo perde la sua capacità di muoversi e rimane bloccato ad un’altra struttura.
In un primo momento questo crea un problema funzionale all’organo ma che può diventare strutturale nel corso del tempo.

Bisogna considerare che ogni organo è collegato all’altro, ed essendo sottoposti continuamente a cambiamenti sono ricoperti di una sottile membrana costituita da cellule piatte e un tessuto di connettivo che nel torace prende il nome di pleura viscerale e nell’addome di peritoneo viscerale, con zone di contatto tra la membrana viscerale e quella parietale, tra le quali agisce un lubrificante, simile al liquido sinoviale della cartilagine. Può essere a doppio strato, con una pressione interna che impedisce agli organi di muoversi liberamente e li porta solamente a slittare uno sull’altro.

A questo si aggiunge un sistema ligamentoso formato da strati di pleura o peritoneo, che ha la funzione di tenere semplicemente l’organo al proprio posto durante i movimenti volontari e respiratori.

A causa delle diverse relazioni d’organi e sistemi all’interno del corpo si possono creare vere e proprie lesioni a catena chiamate “fissazioni viscerali” che causano perturbazioni nella motilità dell’organo colpito, diverse dalle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, che chiameremo “fissazioni viscerali”, intese come diminuzioni dei movimenti.

La causa di ciò può essere attribuita ad un problema articolare, ligamentoso o muscolare.

Vi può essere una fissazione funzionale che riguarda solo la funzione dell’organo, mentre le fissazioni posizionali portano ad una variazione di relazione tra gli organi, come per esempio una ptosi del rene destro che perde il contatto con il fegato, anche se esistono delle fissazioni posizionali che non portano ad allontanamento da altri organi.

Sono stati fatti esperimenti anche con il cibo che ha la capacità di accrescere, diminuire o addirittura bloccare la mobilità di un organo.

Le fissazioni, quando portano ad una riduzione di motilità senza intervenire sulla mobilità, sono chiamate “aderenze” e nel caso contrario “restrizioni” e possono essere parziali o totali, dovute a patologie infettive o interventi chirurgici.

Dopo un intervento chirurgico, specie addominale o toracico, l’aria che è penetrata all’interno della cavità asciuga le membrane sierose e porta a fissazioni.

La fascia si ricostruisce ma deve essere libera.

È importante considerare anche le cicatrici su cui sono meglio lavorare distalmente poiché passano attraverso tre stadi di guarigione di durata diversa, tenendo conto che molto del loro tessuto è caricato emotivamente, soprattutto quando la ferita risulta essere molto calda.

Bisognerebbe anche valutare le articolazioni che stanno sopra e sotto alla cicatrice poiché, quando la fascia si contrae va a restringere queste articolazioni. Le cicatrici hanno bisogno almeno di 30 gg. per guarire fisicamente e, il lavorare prima dei 30 gg. comporta un prolungamento della fase di guarigione.

Nel momento in cui l’organo perde il suo ritmo, perde vitalità e capacità di funzionare correttamente.

Le fissazioni ligamentose possono, invece, portare a lassità di questi mezzi d’unione, e nel caso specifico di mesentere e omento che non contengono fibre muscolari contrattili si può giungere a ptosi dell’organo. L’unica eccezione riguarda l’apparato di sostegno uro-genitale femminile le cui fibre sono contrattili.

Naturalmente le ptosi viscerali si verificano maggiormente negli individui longilinei astenici poiché nei tonici brevilinei il grasso funziona da prevenzione.

Vi può anche essere una fissazione muscolare che genera spasmi viscerali, i quali impediscono una stasi del transito dove l’organo non ha più la capacità di compiere la sua funzione. N’è un esempio la gastrite che se dura a lungo può portare ad ulcera duodenale.

Il movimento viscerale può essere influenzato da varie strutture che lo controllano e sono:

  • Sistema nervoso somatico
  • Sistema nervoso autonomo
  • Ritmo cranio-sacrale
  • Motilità viscerale

Il movimento del sistema nervoso somatico riguarda l’apparato motorio collegato al movimento volontario attraverso la muscolatura striata.

Da tener presente è che ogni movimento è in realtà la somma di piccoli movimenti sotto il controllo del sistema nervoso centrale, dove le strutture scheletriche, unite da articolazioni sono mosse dai muscoli e creano l’ampiezza dei movimenti.

Tutti i visceri contenuti nella cavità toracica, craniale e addominale sono mossi passivamente del movimento del corpo e anche le relazioni tra visceri contigui cambiano secondo il movimento del corpo.

Il movimento volontario dipende dal sistema nervoso somatico le cui funzioni vegetative sono legate al sistema nervoso autonomo ed endocrino.

Il movimento autonomo comprende il sistema diaframmatico, cardiaco e peristaltico.

Il diaframma oltre ad essere legato al meccanismo della respirazione, ha anche un’azione determinante sui visceri addominali e poiché compie più di ventimila movimenti al dì. Nel corso dell’inspirazione quando il diaframma scende, produce un espansione del torace e una compressione dell’addome, con una deformazione posteriore e inferiore della colonna vertebrale e del cingolo pelvico e causa la frizione e lo slittamento dei visceri all’interno dell’addome.

La conoscenza della direzione di queste forze ha permesso di determinare il movimento d’ogni organo durante i movimenti respiratori. Movimento che è la risultante delle forze esercitate su tre piani diversi: sagittale, frontale e orizzontale.

Tenendo conto degli infiniti movimenti diaframmatici quotidiani si può facilmente comprendere come le variazioni di pressione possano portare a, in uno stato patologico, a deterioramento delle strutture messe in movimento dal diaframma.

Allo stesso modo è determinante il movimento cardiaco che ha un’azione diretta sui polmoni, esofago, mediastino e diaframma.

Anche se di minore rilevanza, rispetto al movimento diaframmatico e cardiaco, bisogna considerare il movimento peristaltico che interessa gli organi cavi ed è soggetto all’influenza chimica e ormonale.

Anche il ritmo cranio sacrale, determinato dalla circolazione del liquido cefalorachidiano, ritmo che consiste in due movimenti, di flessione e d’estensione, porta ad una riduzione della dimensione Antero - posteriore del cranio e del corpo con aumento di larghezza e, indirettamente influisce anch’esso sui visceri. Per fare la valutazione è fondamentale utilizzare l’”ascolto”, termine coniato da Rollin Becker che ci permette di valutare l’asse e l’ampiezza di motilità d’ogni organo.

Questo consiste nell’appoggiare la mano sull’organo interessato ascoltando e seguendo passivamente il movimento che emerge, che sarà diverso da ogni organo.

Negli organi bilaterali conviene fare l’ascolto contemporaneamente, valutando qual è la parte più ristretta.

Di solito il movimento viscerale è di sette - otto cicli il minuto.

Normalmente una restrizione crea altre restrizioni e perciò sarà importante valutare qual è quella dominante.

Per il trattamento esistono “tecniche dirette ed indirette”, quelle dirette sono eseguite con i cuscinetti delle dita, senza tenere le punta delle dita perpendicolari al corpo, poiché potrebbero ferire. E con un angolo obliquo rispetto al corpo, allo scopo di mobilizzare l’organo gentilmente sino a quando si avverte che la tensione diminuisce mentre aumenta l’ampiezza del movimento.

Un'altra tecnica diretta è quella “rimbalzo” dove il rilascio è improvviso.

Le tecniche dirette invece utilizzano l’appoggio diretto sull’organo con una mobilizzazione passiva chiamata “leva lunga” che ha lo scopo di aumentare indirettamente la tensione dell’organo con la conseguente liberazione in tutti i suoi punti, specie per organi che non possono essere raggiunti con la tecnica diretta.

Inoltre tutti i visceri hanno una motilità pendolare che, per ogni organo è definita da una direzione e da un asse, con il moto attorno ad un punto neutro.

Nell’ascolto può risultare evidente che vi siano zone limitate nell’espir o nell’inspir e in questo caso il terapeuta non deve fare altro che ascoltare passivamente il movimento dell’inspir ed espir, inducendo maggiormente nella direzione della motilità più facilitata, fino a quando si ristabilisce il giusto equilibrio, preceduto da un momento di rilassamento del movimento chiamato still point.

L’importante è non forzare mai il movimento debole e fare precedere sempre all’induzione il momento della mobilizzazione.

Solo quando la persona è completamente scarica bisogna lavorare prima sulla Motilità.

Fondamentale è usare una giusta forza che non sia eccessiva per non mettere sotto stress l’organo che in questo caso tenderebbe a difendersi e quindi a contrarsi maggiormente Le uniche controindicazioni di una manipolazione viscerale sono nel caso di un organo infetto, perché potrebbe portare ad una propagazione dell’infezione.

La terapia viscerale si fa ogni quattro settimane perché il bisogna lasciare tempo al corpo di reagire.

Dopo il trattamento non bisogna fare sforzo fisico per due o tre giorni e bisogna bere molta acqua.

Con la terapia viscerale vanno bene terapie leggere come agopuntura, omeopatia ma non fisioterapia o manipolazioni vertebrali.

Man mano che si liberano le tensioni più superficiali, il corpo va alle tensioni più vecchie.

Per valutare le restrizioni bisogna cercare la direzione più contratta che può essere nel movimento di rotazione - piegamento laterale -estensione e flessione.

Nell'addome ci sono fasce di tessuto connettivo che sono quella peritoneale, intesa come fascia media e la fascia profonda o trasversale.

Ci sono due aspetti da valutare nelle restrizioni poiché un problema di fascia può portare restrizione negli organi e quindi generare un problema meccanico, ma potrebbe anche verificarsi che un problema neurologico crei un sintomo che comunicherà informazione al midollo spinale con una risultante in qualsiasi parte del corpo.

L’esempio di un problema MECCANICO potrebbe essere un dolore alla spalla destra, probabilmente legato alla fascia del fegato in tensione, con conseguente tensione diaframmatica, pleurica e quindi clavicolare, tanto da creare una situazione d'impedimento nell’uso della spalla stessa con progressivo congelamento.

Mentre lo stesso problema considerato dal punto di vista NEUROLOGICCO potrebbe condurci all’innervazione dei nervi flenici che agiscono sul diaframma ed addome a livello di C4 e C5 che risulta essere la spalla oppure riguardanti lo stomaco che ha come innervazione C4 - D9 correlato a spalla e occhio.

Questo si può verificare poiché il midollo spinale ha modo di leggere le informazioni sensoriali anche provenienti dai visceri, che raggiungono un segmento del midollo.

Per quanto riguarda i tessuti molli e le articolazioni, il passaggio delle informazioni va al segmento superiore e a metà di quello inferiore e sono informazioni molto intense, mentre quelle che partono dagli organi e vanno al midollo salgono di tre segmenti in alto e scendono di mezzo e quindi comunicano un’ampia informazione ma di debole intensità perché maggiormente diluita e quindi è possibile che non sia tenuta in gran considerazione dal nostro cervello.

Nel caso in cui, ad una leggera irritazione ad un rene, tanto da passare inosservata, si dovesse aggiungere un’ulteriore problema, eventualmente al ginocchio, dovuto magari ad un leggero sforzo, si verificherebbe che l’ultima informazione giunta al midollo spinale, si combini con il problema renale che appartiene allo stesso segmento, per avere un reale peggioramento renale. Se poi aggiungiamo un grosso stress con indebolimento surrenalico è possibile che le informazioni in salita di tre segmenti, portino la persona ad avere poi un problema completamente diverso, ad esempio alla spalla e alle caviglie o a qualsiasi altra parte del corpo.

Più la condizione è cronica e più l'intero sistema si deteriora, stanchezza cronica, miofascia, distrofia simpatica riflessa, fibromialgia, sensazione di bruciore in tutto il corpo, dolore cronico.

A questo bisogna aggiungere le influenze ereditarie che, a volte, spiegano guarigioni di alcuni e stasi di altri perché influenzati da un’ereditarietà.

Fonti

Bibliografia assente.