Istituto Rudy Lanza - Alta formazione in Naturopatia

Istituto Rudy Lanza - Catalogo bibliografico delle tesi

Gli abstracts delle tesi in Naturopatia elaborate presso l'Istituto Rudy Lanza

Dalla psicosomatica alla psiconeuroendocrinoimmunologia

Autore/autrice
Longhi Germana
Anno
2002
Numero
482

Abstract

Del rapporto esistente fra il corpo e la mente se ne trova traccia già nei tempi più antichi: dai proverbi di Salomone, agli insegnamenti di Crotone Pitagora, ai pensieri espressi con sufficiente esattezza e costante convinzione da Ippocrate che era l’esponente di una scuola con sede a Kos, la quale, sostenendo l’importanza di curare l’uomo nella sua unicità e globalità, polemizzava con la scuola di Knidos che invece riteneva utile studiare le malattie classificandole in base ai loro sintomi, nel tentativo di trovare delle leggi universali valide per ogni essere umano.

È all’interno della medicina ippocratica, che per oltre duemila anni è stata la base della cultura medica occidentale, che si trovano tra l’altro concetti quali:

  • la teoria dei quattro umori, intesa come classificazione caratteriologica dei soggetti:
    • il sanguigno
    • il flemmatico
    • il bilioso o collerico
    • il melanconico o atrobiliare

Secondo tale teoria, il patologico prevalere di uno dei quattro umori determina sia un carattere che una possibile disfunzione organica;

  • gli effetti che determinate impressioni hanno sul corpo e vengono citati esempi come:
    • rumore che fa digrignare i denti
    • la vista di un precipizio vicino fa tremare le gambe
    • la vista di un serpente fa impallidire

La tradizione ippocratica, con la sua insistenza nella relazione fondamentale fra corpo, mente e ambiente, aveva orientato lo studio delle malattie in modo totalitario, esigendo sia la descrizione accurata dei fenomeni naturali, sia la valorizzazione degli elementi emotivi descritti in termini di “passioni”. Le influenze ambientali, lo stile di vita e gli equilibri chimici e ormonali, definiti “umori”, dovevano armonizzarsi con le passioni e comporre un quadro organico, in equilibrio, senza che un aspetto predominasse sull’altro.

Per quanto concerne l’arte della guarigione, Ippocrate aveva messo in rilievo l’importanza delle forze risanatrici intrinseche agli organismi viventi e il ruolo del medico diventava quello di aiutare, con la fitoterapia e le sostanze tratte dalla terra, come minerali specifici, associate ad un’opportuna dieta completata dall’assunzione di acque minerali, a sviluppare il processo di guarigione senza nuocere al malato. Con Ippocrate la medicina era riuscita a superare l’empirismo dei templi-scuole, sede di un sapere medico ancorato ad aspetti metafisici, ed era diventata veramente razionale nella ricerca di tutti i possibili “perché” delle malattie e del loro manifestarsi, della loro guarigione, dell’effetto benefico della terapia e della necessità di un’adeguata dieta secondo la costituzione psicofisiologica degli individui. Secondo Ippocrate la malattia andava vista come un’entità unica che pervadeva tutto l’organismo e si manifestava con sintomi derivanti dall’organo più colpito; l’organismo poi, con le sue emozioni e passioni e con i suoi umori, era legato così strettamente alla natura da formare un’unica entità inscindibile.

Dopo Ippocrate, vi è Platone, autore della frase: “ Questo è il grande errore dei medici del nostro tempo: tenere separata l’anima dal corpo”. Per Platone l’anima è triplice:

  • razionale, che risiede nel cervello
  • irascibile, che risiede nel petto
  • concupiscibile, che risiede nell’addome

Platone precede il filosofo Hegel che legava ogni viscere ad un sentimento, ad esempio:

  • l’intestino con l’amore
  • il fegato con l’odio
  • la milza con il dolore
  • il pancreas con il piacere
  • il cuore con l’emozione

Lo stesso concetto veniva ripreso da Aristotele per il quale il corpo ero solo lo “strumento dell’anima” e per il quale la terapia più indicata per una serie di malattie organiche, era costituita da lettere, musica, ginnastica e Venere.

L’importanza dei fattori psichici sulla salute del corpo pervadono sia la civiltà greca, sia quella romana e anche nel Medioevo non vengono mai persi di vista i rapporti fra la psiche, il corpo e l’ambiente.

La malattia veniva concepita come conseguenza di uno stato di disarmonia soggettiva, e di squilibrio relazionale con l’ambiente che, qualora fossero stati sanati, avrebbero ripristinato la condizione di salute.

La salute pertanto, era vista come una condizione dell’uomo aderente alla visione “naturale” della vita e quest’ultima diventava il paradigma necessario per permettere all’uomo un’esistenza veramente armonica con l’ambiente. In questa posizione di solida sicurezza filosofica il compito del medico diveniva quello di conoscere le grandi leggi della vita che regolavano l’universo, ma che erano presenti anche nel corpo dell’uomo. La conoscenza di queste leggi era fondamentale per la terapia, perché ogni malattia che si manifestava nel corpo doveva essere studiata anche nelle sue cause psicologiche, così come ogni disturbo emotivo doveva essere osservato anche nei suoi effetti somatici. Questa impostazione medica subì profonde revisioni secondo il prevalere delle diverse concezioni filosofiche che si andavano via via affermando nel corso della storia, oscillando tra scoperte innovative, frutto di osservazioni empiriche casuali e l’ubbidienza acritica ai dogmi delle concezioni aristoteliche e galeniche del sapere medico. La rivoluzione culturale del metodo scientifico e culturale operata da Galileo o Cartesio portò una ventata di energia innovativa nello studio dell’uomo, della sua armonia, fisiologia e patologia.

Da questo momento la medicina, cosiddetta “scientifica”, si è andata via via progressivamente affermando, non solo come tecnica di studio ma anche come metodo filosofico di approccio all’uomo ed alle sue problematiche. Al verificarsi di questa contro tendenza, i fattori emotivi pur venendo registrati, non vengono mai approfonditi o presi nella dovuta considerazione. L’attenzione viene centrata sui determinanti puramente somatici della malattia ed ogni sforzo viene dedicato a capire e curare gli effetti ultimi del processo patologico.

I progressi della medicina si identificano col processo tecnologico dei metodi diagnostici e con lo sviluppo delle tecniche chirurgiche e farmacoterapiche.

In questo contesto la medicina si trova a curare un “uomo senza testa”, cioè un’entità biologica senza emozioni, senza comunicazioni con i suoi simili, senza rapporti sociali, isolata da qualsiasi contesto storico ed economico, funzionante in modo puramente automatico sulla base di complessi meccanismi di omeostasi biochimica.

All’interno delle scienze mediche cerca poi di inserirsi la psichiatria che stabilisce a sua volta, come proprio campo di indagine e di intervento, il campo del comportamento, della comunicazione e dei processi intrapsichici, stabilendo rapporti sempre più stretti con le cosiddette scienze umane come la psicologia e la sociologia.

Nel corso degli anni essa tende a staccarsi dalle scienze mediche in senso stretto e limita il suo interesse biologico allo studio dei meccanismi biochimici e neurofisiologici cerebrali come possibile causa di malattie mentali.

Da ciò la psichiatria, la psicologia e le altre scienze del comportamento, si occupano sempre più di un “uomo senza corpo”, ossia una macchina comunicativa senza substrato biologico, dotata di un cervello funzionante secondo meccanismi in gran parte sconosciuti. Non si tiene inoltre conto delle complesse influenze dei fattori somatici sul comportamento.

Col passare degli anni sia l’uomo senza corpo, sia l’uomo senza testa, entrano in crisi e la nascita della medicina Psicosomatica, come disciplina distinta sia dalla medicina somatica tradizionale che dalla psichiatria, è la logica espressione della distinzione avvenuta fra medicina del corpo e medicina del comportamento o dei processi intrapsichici.

Da evidenziare come lo sviluppo della medicina psicosomatica avvenga come disciplina autonoma, al di fuori delle altre due, quale creazione di un’ulteriore specializzazione medica.

La medicina psicosomatica è dunque l’espressione di una crisi in ambito medico ed il suo sviluppo è legato alla necessità di recuperare una medicina intesa come scienza unitaria dell’uomo e della malattia che coinvolge l’individuo a tutti i livelli.

Il recupero dell’unità psicobiologica dell’uomo è reso possibile dallo studio delle interazioni dell’organismo vivente con il suo ambiente e delle reazioni adattative sia a livello biologico che comportamentale prodotte da tali interazioni.

In questa ottica, notevole contributo è stato fornito dallo sviluppo del concetto di stress e dall’analisi dei fenomeni emozionali ad esso associati; a livello clinico inoltre la concezione eziologica multicausale della malattia ha permesso di integrare i dati clinico-sperimentali ottenuti sulla base della teoria dello stress con le concezioni tradizionali.

La psicosomatica cerca quindi di chiarire i rapporti elusivi fra il corpo e la mente, il somatico e lo psichico, stabilendo relazioni fra vissuto/comportamento e alterazioni biologiche/malattia.

Nonostante il grande lavoro svolto e gli studi eseguiti, questo nuovo paradigma non riesce a spiegare in modo scientificamente soddisfacente, i legami fra emozioni, vissuto psichico e malattia.

La mancanza di basi scientifiche ed un’impostazione che rimane concettuale nell’esprimere il collegamento fra il somatico e lo psichico, divengono i punti deboli della medicina psicosomatica che non riesce quindi a trovare l’anello di congiunzione fra il corpo e la mente.

Ciò non è per una sua colpa, ma deriva dalla generale arretratezza delle scienze biomediche, legate al modello meccanicista ed incapaci di pensare in ottica di regolazione integrata dei sistemi fisiologici fondamentali dell’organismo umano.

Questi problemi di base della psicosomatica sembrano venire risolti dalla Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) che in pochi anni rivoluziona la ricerca biomedica.

Vengono infatti identificati i collegamenti fra cervello, sistema endocrino e sistema immunitario e ciò significa che le relazioni fra mente e corpo abbandonano il terreno della congettura, del puro psicologismo.

Oltre ai canali di collegamento tra psiche e soma, vengono inoltre identificate le molecole che fungono da mediatrici di tale rapporto. Una serie di meccanismi in grado di correlare in modo logico e scientificamente dimostrabile i fenomeni psicologici-comportamentali con i fenomeni somatico-biologici sembrano proprio rappresentare l’anello mancante alla catena psiche/soma ed inoltre consentono di aprire nuove prospettive di farmacologia endogena e nuove possibilità terapeutiche fino a poco tempo fa solo confusamente delineate.

Fra la medicina psicosomatica e la PNEI emerge inoltre una diversa concezione di fondo.

Mentre la psicosomatica interpreta, per lo più, le relazioni fra la mente e il corpo in un solo senso, cioè dal cervello o meglio, dalla psiche al corpo, la PNEI identifica anche il processo inverso, cioè incardina l’attività mentale, l’attività emozionale, l’attività centrale in genere, all’interno di un determinato contesto fisico dell’individuo con un dato sistema corporeo, il quale sistema corporeo influenza poi la stessa attività cerebrale e mentale.

Questo è un elemento distintivo della PNEI, una delle sue caratteristiche fondamentali.

La PNEI rappresenta un avanzamento ed un superamento della psicosomatica nel momento in cui dà alla psicosomatica le basi biologiche delle relazioni mente/cervello e resto del corpo.

Questo non deve intendersi come una critica alla psicosomatica, bensì una constatazione dell’evoluzione storica di questo pensiero.

Il pensiero della medicina psicosomatica è stato un contributo essenziale, rilevantissimo; gli studi della PNEI sono stati possibili grazie a medici, psichiatri, psicologi che prima hanno lavorato su questo terreno di relazione mente/corpo.

Negli anni cinquanta queste relazioni erano però descrivibili solo con le categorie della psicologia, non c’era ancora quell’avanzamento scientifico attuale che consente di descrivere tali relazioni anche in terreni biologici, cioè descrivendo i collegamenti, le basi anatomiche, biochimiche, di chimica cerebrale, ecc. Per questi e altri motivi, difficilmente la PNEI potrà essere criticata così come lo era stata la medicina psicosomatica da parte della medicina classica.

La medicina ufficiale infatti, in palese antagonismo con quella psicosomatica, l’ha sempre trattata come un fenomeno non solo eretico, ma marginale, da confinare in ambito psichiatrico.

Psicosomatica era sinonimo di area psichiatrica, con inevitabili conseguenze sulla valutazione del paziente. Il paziente psicosomatico era infatti un paziente un pò “matto”, che si inventava le cose; un paziente che “somatizzava”, là dove la somatizzazione era intesa in senso negativo, cioè come un’invenzione e non come un fattore di grandissima potenza, allorchè la mente era in grado di modificare il corpo, di somatizzare, cioè di tradurre in eventi corporei i fatti mentali.

Questa definizione era prettamente negativa; il termine Somatizzazione che letteralmente significa “Conversione delle turbe psichiche in sintomi funzionali corporei” (gr. soma, somatos = corpo), veniva interpretato invece come “finzione”, “invenzione”. La malattia non c’è, poiché mancano le basi organiche.

Con la PNEI tutto questo risulta più difficile, poiché la PNEI entra, come prima cosa, al di fuori del campo della psichiatria in senso stretto ed inoltre la sua impostazione riguarda virtualmente tutta la medicina, la cardiologia, l’oncologia, la reumatologia, ecc., introducendo ovunque un punto di vista innovativo.

Questa premessa per presentare l’argomento che ho scelto di approfondire e che tratto in questo lavoro: la complessa e misteriosa relazione esistente fra la mente e il corpo, i collegamenti che vi sono tra i grandi sistemi di regolazione dell’organismo ed il linguaggio utilizzato in questi collegamenti.

Tutto ciò partendo dalla medicina psicosomatica tradizionale che può considerarsi, per la medicina occidentale, come la ripresa della visione globale dell’uomo e della malattia; il recupero, accanto agli aspetti biologico-sperimentali, di quei fattori emotivi che interferiscono negli eventi umani.
Dai fondamenti e dallo sviluppo della psicosomatica per arrivare alle innovazioni ed alle recenti scoperte legate ad una nuova scienza, la psiconeuroendocrinoimmunologia, che adotta il punto di vista della “grande connessione” fra i sistemi vitali dell’uomo.

A seguire, punti comuni e differenze fra queste due concezioni, rilevate nell’osservazione di alcune malattie.

Fonti

  • Antonelli Ferruccio Elementi di psicosomatica, Rizzoli Editore, Milano, 1970
  • Balboni Franco, Trombini Giancarlo Psicosomatica, Ed. Il Mulino, Urbino, 1999
  • Biondi Massimo Mente, cervello e sistema immunitario, Ed. McGraw-Hill, Milano, 1997
  • Bottaccioli Francesco Psiconeuroimmunologia, Ed. Red, Como, 1997
  • Bottaccioli Francesco Mente inquieta, Tecniche nuove, Milano, 2000
  • Bottaccioli Francesco Allenare le difese, Tecniche nuove, Milano, 2001
  • Frigoli D.-Cavllari G.-Ottolenghi D. La psicosomatica, Ed. Xenia, S.Vittore Olona (Mi), 2000
  • Jervis Giovanni Fondamenti di psicologia dinamica, Es. Feltrinelli, Milano, 1993
  • LeDoux Joseph Il cervello emotivo,Ed. Baldini&Castaldi, Milano, 1996
  • Mearelli Fausto Le piante ad azione ormonale, Ed. Planta Medica, Città di Castello (Pg), 1999
  • Pancheri Paolo Stress, emozioni, malattia, Ed. Mondatori, Milano, 1993
  • Schilder Paul Immagine di sé e schema corporeo, Ed. FrancoAngeli, Milano, 1999